Chi ne ha diritto
Il termine viene dal verbo inglese “to screen", significa setacciare.
Il Programma di Screening è un intervento di Sanità Pubblica che consiste in un percorso organizzato di diagnosi precoce rivolto ad una popolazione asintomatica, che aderisce volontariamente.
L’obiettivo è individuare il tumore, se presente, in fase iniziale, quando è ancora molto piccolo e non dà nessun disturbo. E' garantita gratuitamente anche l' eventuale assistenza diagnostica e terapeutica, in tutte le fasi del percorso. I programmi di screening sono sottoposti ad accurati controlli di qualità: le Linee Guida Europee e il Ministero della Salute definiscono gli indicatori per valutare sistematicamente i risultati del programma.
Tali risultati vengono monitorati per migliorare costantemente la capacità di diagnosi precoce e per limitare gli eventuali effetti negativi.
Il Programma prevede la valutazione periodica anche della soddisfazione dell’utenza.I risultati di tali controlli sono a disposizione presso il Centro organizzativo del Programma in ogni Azienda sanitaria.
Gli screening rappresentano per molte donne un’utile conferma delle proprie condizioni di salute. Questa rassicurazione deve essere ottenuta con il minimo indispensabile di attività medica e il massimo possibile di sicurezza.
Gli screening non sono solo una promessa di diagnosi, ma una complessiva presa in carico della persona e vanno considerati come fasi di un percorso. L’istituzione che propone alle donne, per definizione sane, di sottoporsi al test si assume precise responsabilità etiche.
Queste si riferiscono non solo alla fase unicamente del test di screening, ma all’insieme del processo, dal primo invito fino al trattamento e cura della donna.
La diagnosi precoce, realizzata mediante test idonei, permette di individuare una malattia già presente. La prevenzione invece è l’insieme di tutti quegli interventi che permettono di evitare l’insorgere di una malattia. Per il tumore alla mammella non è possibile evitarne l’insorgenza, ciò che si può fare è, mediante la mammografia, evitare cure aggressive per la donna, e possibilmente, la morte. Nel caso del tumore al collo dell' utero è possibile fare prevenzione, perché con il Pap-test si individuano lesioni pre-cancerose ossia lesioni che potrebbero evolvere in tumore.
Lo screening per il tumore del collo dell'utero si propone alle donne dai 25 anni ai 64 anni, lo screening per il tumore alla mammella, alle donne dai 50 anni ai 69 anni.
E’ possibile organizzare un programma di screening solo per alcuni tipi di malattie: quelle in cui è effettivamente determinante una diagnosi precoce, ovvero il riuscire ad individuare la malattia prima che compaiano sintomi o disturbi. Nel caso del cancro della mammella e della cervice uterina è ormai dimostrato che se il tumore viene diagnosticato in fase precoce, può essere applicato un adeguato trattamento. Numerose evidenze scientifiche indicano che una diagnosi precoce può essere realizzata offrendo sistematicamente un programma di screening basato su test ad intervalli regolari.
Lo scopo dei test di screening è quello di rilevare preventivamente l’eventuale presenza di tumori.
Perché non sempre i tumori, specie se ad uno stadio precoce, si manifestano con dei sintomi visibili e non generano disturbi. Il Pap- test e la mammografia sono invece in grado di individuare il tumore nella fase asintomatica.
Il tumore del collo dell’utero ha uno sviluppo molto lento e secondo molti studi scientifici il Pap-test, nella maggior parte dei casi, può essere effettuato anche con una periodicità fino a 5 anni. Molti studi scientifici hanno dimostrato che il vantaggio di un intervallo più corto è limitato.
Tre anni è quindi, un tempo sufficiente per fare la diagnosi precoce.
È tuttavia utile che la donna presti particolare attenzione alla eventuale comparsa di sintomi, quali perdite anomale di sangue, e si rivolga al Consultorio o ad un ambulatorio ginecologico.
E' difficile rispondere a questa domanda perché le conoscenze disponibili ci permettono soltanto di esprimerci in termini, di maggiore probabilità. Con questa premessa si può sottolineare come alcune condizioni siano state messe in correlazione,con un maggiore rischio di sviluppare un tumore alla mammella. Tra queste:
il non aver avuto figli;
l'avere avuto la primagravidanza in età tardiva;
l'avere avuto la prima mestruazione precocemente;
l'avere avuto la menopausa tardivamente;
l'avere più di 50 anni;
l'aver già avuto un carcinoma della mammella;
l'avere familiari (madre o sorelle) che hanno avuto un tumore della mammella
E’ possibile rispondere a questa domanda solo in termini generici e di maggiore probabilità. Alcune condizioni sono state messe in correlazione, con un maggiore rischio di sviluppare un tumore del collo dell'utero. Tra queste:
l'avere iniziato precocemente ad avere un';attività sessuale;
l'avere avuto numerosi partner sessuali;
l'avere avuto la prima gravidanza in giovane età;
l'avere avuto un elevato numero di parti;
l'avere avuto infezioni virali (alcuni tipi di HPV);
l'avere una immunodepressione (es. trapianti di organi, dialisi, chemio - o radioterapia, infezioni da HIV);
il fumare sigarette
Numerosi studi hanno dimostrato che l’esecuzione di un pap-test tra i 25 e i 64 anni è efficace per individuare una lesione destinata a diventare un tumore infiltrante del collo dell’utero, cioè che può interessare anche i tessuti sottostanti.
Le lesioni nelle giovani sono molto rare e regrediscono prevalentemente in modo spontaneo.
Una donna dopo i 64 anni, che ha eseguito periodicamente il pap-test, ha un rischio minore di tumore infiltrante.
Se invece non lo ha mai eseguito, pur non rientrando per età nei protocolli di screening, anche dopo i 64 anni dovrebbe effettuare il test almeno una volta.
Numerose evidenze scientifiche hanno dimostrato che la mammografia è utile nel ridurre la mortalità per tumore della mammella nelle donne tra i 50 e i 69 anni, che è considerato il periodo a maggior rischio.
Per le altre fasce d'età, in particolare la fascia tra i 40 e i 49 anni, è ancora allo studio l'efficacia della mammografia perché la diagnosi è più complessa e i vantaggi dell'allargamento dello screening non sono ancora del tutto accertati. A fronte, peraltro, vi è un maggiore rischio di avere un numero più alto di falsi positivi.
Attualmente il Pap-test è l’indagine più efficace per individuare precocemente le lesioni del collo dell’utero e quindi prevenire il tumore, ma come tutti gli esami diagnostici ha dei limiti: può accadere che il risultato evidenzi un’alterazione delle cellule che ulteriori accertamenti potrebbero successivamente escludere. E’ comunque importante che in caso di Pap-test anormale si effettuino sempre gli accertamenti necessari anche se la probabilità di avere una lesione che richieda un trattamento è bassa. In rarissimi casi può invece succedere che, nonostante il Pap-test risulti normale, possa comunque essere presente una lesione. In questi casi, poiché il carcinoma del collo dell’utero ha una lunga fase preinvasiva, questo limite diagnostico tende ad annullarsi se il Pap-test viene ripetuto ogni tre anni.
Attualmente la mammografia è l’indagine più efficace per individuare precocemente i tumori della mammella, ma come tutti gli esami diagnostici ha dei limiti dovuti alle caratteristiche del tessuto mammario o della lesione.
Inoltre, nonostante il costante monitoraggio della qualità della mammografia, si può verificare la comparsa di una lesione tumorale (cancro ad intervallo) dopo una mammografia dall’esito normale e prima del successivo controllo biennale.
E’ quindi importante prestare sempre attenzione a eventuali cambiamenti delle mammelle ed effettuare sistematicamente l’autopalpazione delle mammelle e dei cavi ascellari. Nel caso di variazioni del seno, si consiglia di contattare il coordinamento Screening o il proprio Medico.
Le strutture pubbliche garantiscono un servizio in linea con le Linee Guida Europee e il Ministero del Lavoro della Salute e Delle Politiche Sociali. Si dispongono strutture a norma con specialisti regolarmente formati, i quali possono fare riferimento ad un’ampia casistica, ed il loro operato – a garanzia degli utenti – è costantemente monitorato dagli organi di controllo.
La lettera di invito
Il centro di Screening convoca tutte le donne residenti nel proprio territorio per effettuare gli esami spedendo una lettera all’indirizzo registrato nell’anagrafe comunale. Le donne che non ricevono la lettera di invito e/o che sanno di non avere aggiornato la propria residenza possono telefonare al Numero Verde o presentarsi spontaneamente al Centri di Screening della propria Asl.
Qualsiasi donna che rientri nelle fasce di età stabilite (50-69 anni per la mammografia; 25 -64 anni per il Pap- test) può prenotare una visita di screening telefonando al numero verde o recarsi al centro di screening della Asl più vicina al suo domicilio.
Si, l’appuntamento può essere modificato telefonando al numero verde del Centro di Screening che troverà nella lettera di invito.
La partecipazione agli screening è l'esercizio di un diritto che richiede la piena consapevolezza. Un semplice invito non è sufficiente perché vi sia partecipazione informata. L'invito deve essere accompagnato da una adeguata informazione e partecipazione. L'informazione deve essere veritiera, basata sulle evidenze scientifiche disponibili, chiara per il linguaggio utilizzato (anche numerico) e ben compresa. Devono essere sottolineati i benefici che ogni donna si può attendere, ma anche i possibili svantaggi derivanti dal test secondo le caratteristiche conosciute di ogni tipo di screening. In generale le donne dovrebbero essere consapevoli che vi è la possibilità di essere richiamate per ulteriori accertamenti. Deve essere, inoltre, ricordata la possibilità di comparsa di una forma tumorale tra un test e il successivo per quanto concerne lo screening mammografico (i cosi detti cancri ad intervallo) e quindi, l'esigenza di prestare sempre attenzione ai segnali del proprio corpo onde evitare false rassicurazioni. Per accedere al percorso di screening non è necessario che la donna interessata sottoscriva alcun documento formale.
La ASL, verificata l’assenza all’appuntamento fissato, spedisce un ulteriore invito con un nuovo appuntamento (sollecito). Se la donna non si presenta al successivo invito, riceverà una nuova lettera per effettuare il test secondo il periodismo stabilito: due anni per la mammografia e tre anni per il Pap- test.
Lo screening, in tutte le fasi del suo percorso, è un servizio completamente gratuito.
È sufficiente presentarsi con la lettera d’invito. (Se si partecipa spontaneamente è sufficiente un documento d’identità). In ogni caso è sempre utile portare con se la documentazione sanitaria di precedenti esami o trattamenti effettuati anche fuori dal programma di screening.
Di norma, l'invito per l'esame e previsto ogni tre anni.
Per avere accesso ai programmi di screening, ed ai controlli gratuiti, è condizione necessaria rientrare nella fascia d’età indicata dalle raccomandazioni ministeriali.
Si; sia il pap-test che la mammografia sono esami che vanno ripetuti periodicamente, anche se il precedente esito è risultato normale, solo in questo modo è possibile fare prevenzione.
Si. Su richiesta, il personale addetto le rilascerà la giustificazione per l'assenza dal lavoro.
La comunicazione al Centro di screening di eventuali cambi di residenza è sempre consigliabile perché, talvolta, l’aggiornamento degli archivi dell’anagrafe cittadina può subire dei ritardi, è sufficiente chiamare il numero verde del Centro screening.
E' sempre consigliabile portare in visione la documentazione sanitaria di eventuali esami precedenti (Pap-test, colposcopie o mammografie), in caso di richiamo per approfondimento di un test alterato o nel caso in cui sia stata seguita presso altri centri.
Nella maggior parte dei casi, l'invito per l'esame e previsto ogni due anni.
mammografico
L'appuntamento
Il test di screening consiste in una mammografia bilaterale in due proiezioni. L’esame prevede la compressione della mammella per pochi secondi, che può risultare fastidiosa o leggermente dolorosa, ma è indispensabile per ridurre la dose di radiazioni e per ottenere un più accurato risultato diagnostico.
Vengono utilizzate apparecchiature e procedure radiologiche tali da garantire che la dose erogata sia mantenuta al livello più basso possibile ed il rischio risulti trascurabile
rispetto ai benefici.
La risposta viene comunicata sempre all’interessata. Se il risultato dell’esame è normale, ovvero non è stata rilevata alcuna forma tumorale, viene inviata una lettera a domicilio. Sia nel caso in cui l’esame non è ben leggibile o vi si rilevano delle alterazioni, la donna viene contattata direttamente dal personale competente per ripeterlo o per eseguire ulteriori accertamenti diagnostici (visita specialistica, lastre aggiuntive o ecografia). La documentazione sanitaria e l’esito degli esami possono essere inviati anche al medico curante salvo diversa indicazione da parte della donna.
Alcune donne provano un leggero fastidio al momento della compressione della mammella. Può essere più doloroso in fase premestruale, per via della maggiore tensione mammaria.
La donna viene invitata ad appoggiare una mammella per volta su un piano e a seguire le istruzioni del tecnico.
La mammella viene leggermente compressa e vengono eseguite le radiografie sia in senso orizzontale che verticale.
L'esame viene eseguito da tecnici radiologi specializzati e con esperienza nel settore i quali prima di effettuare l’esame raccolgono i dati clinici della donna.
La mammografia viene esaminata e refertata, in modalità indipendente, da due medici radiologi esperti in senologia diagnostica.
Non vi sono controindicazioni. Generalmente, nella fascia di età sottoposta a screening, le donne sono in menopausa. È comunque consigliato evitare il periodo premestruale perché si verifica uno stato di maggiore tensione mammaria.
Si usa un apparecchio radiografico (mammografo).
Tutte le apparecchiature utilizzate nel programma di screening sono sottoposte a rigorosi controlli di qualità che ne garantiscono la massima affidabilità.
Complessivamente dai 10 ai 15 minuti.
No.Nella prima fase, lo screening mira a identificare eventuali tumori iniziali in donne asintomatiche e solo se vengono evidenziati, si rende necessaria una visita specialistica.
Di norma un mese, a meno che gli specialisti dello screening non ritengano opportuno eseguire degli approfondimenti. In tal caso si può essere richiamate per un appuntamento anche nel giro di una settimana.
Di solito viene consigliato di evitare la ripetizione se l’ultima mammografia è stata eseguita nei 12 mesi precedenti l’invito. Nei centri di screening del Servizio sanitario vi sono moderne apparecchiature che permettono di utilizzare dosi di raggi X molto basse. Inoltre si effettuano sistematicamente obbligatori controlli di qualità sia
delle attrezzature sia delle procedure utilizzate.
Approfondimento diagnostico
Il motivo più comune è che la mammografia non sia riuscita perfettamente e quindi non sia interpretabile. L’interessata viene richiamata telefonicamente per eseguire lastre aggiuntive.
Quando vi sono dubbi o si evidenziano alterazioni anche minime, si eseguono ulteriori accertamenti per escludere la presenza di tumore.
il Centro di screening si metterà in contatto telefonicamente con l’interessata per fissare nel giro di breve tempo un appuntamento volto ad eseguire ulteriori accertamenti che consistono: in lastre aggiuntive, visita specialistica, ecografia.
Non con assoluta certezza. Per questo diventa indispensabile eseguire, nel più breve tempo possibile, altri esami di approfondimento.
No, a meno che non lo richieda esplicitamente il radiologo.
L’ecografia è un esame di completamento della mammografia e della visita. Serve per verificare immagini radiografiche che non siano chiare, o noduli o addensamenti al seno. Da sola generalmente non è in grado di evidenziare anomalie della mammella.
No, né da questo né da altri tumori; tuttavia i controlli permettono di individuare precocemente recidive locali o nuovi tumori che possono essere curabili.
Assolutamente no, anzi è un’opzione che raramente si rende necessaria, e in tali casi si deve organizzare subito il programma di ricostruzione.
Percorso di cura
Se gli approfondimenti confermano la presenza di lesioni tumorali maligne, viene proposto un trattamento secondo un preciso protocollo terapeutico nei Centri di riferimento del Programma di Screening. Si pùò richiedere, un sostegno psicologico durante il percorso diagnostico-terapeutico.
citologico
L'appuntamento
Il test di screening è il Pap-test: prelievo, semplice e solitamente indolore, di un campione di cellule del collo dell’utero eseguito in pochi minuti da un’ostetrica adeguatamente formata. Si esegue divaricando la vagina con un apposito strumento, lo speculum, che permette la visualizzazione del collo dell’utero situato sul fondo della vagina. Tutti i materiali sono monouso.
Il Pap-test effettuato viene poi inviato al centro di lettura citologica del Programma di Screening.
Il Pap-test è un esame in grado di evidenziare lesioni tumorali o pre-tumorali molto piccole che possono essere presenti in assenza di disturbi o sintomi. L’esame serve esclusivamente ad individuare le alterazioni delle cellule del collo dell’utero e non altre malattie ginecologiche.
Per la riuscita ottimale dell’esame si consiglia di effettuarlo 3 giorni dopo il ciclo mestruale e in assenza di perdite ematiche. Il periodo migliore sarebbe quello compreso tra le mestruazioni e l’ovulazione.
Non occorre alcuna preparazione particolare. Si devono invece evitare lavande vaginali, l’uso di farmaci locali come candelette, ovuli, creme vaginali: queste cure vanno sospese almeno 3 giorni prima di eseguire il Pap-test.
Non vi sono problemi se si tratta di farmaci assunti per via orale o per via intramuscolare.
Si. È consigliato astenersi da rapporti sessuali nelle 48 ore che precedono il prelievo anche se protetti.
No. Si può avvertire soltanto un leggero fastidio quando si inserisce lo speculum e si esegue il prelievo.
L’esame viene eseguito da ostetriche o personale specializzato con esperienza nel settore.
Complessivamente dai 10 ai 15 minuti.
Un lieve sanguinamento dopo l’esecuzione del Pap-test è frequente, ma non deve preoccupare.
No. Nella prima fase lo screening mira unicamente ad identificare eventuali lesioni iniziali in donne asintomatiche e solo se ne vengono evidenziate è necessario effettuare una visita specialistica.
La risposta viene comunicata sempre all’interessata tramite lettera a domicilio.
Se i risultati dell’ esame sono nella norma, nel referto sarà scritto: “esito normale”. A volte si rende necessario ripetere il prelievo per motivi tecnici, in questo caso nel referto sarà scritto “inadeguato per motivi tecnici (materiale insufficiente, tracce di sangue)” o per la presenza di una infiammazione cervico-vaginale e quindi “inadeguato per infiammazione”, condizioni che impediscono la lettura del campione. In quest’ultimo caso la donna viene solitamente contattata telefonicamente per una adeguata terapia prima della ripetizione dell’esame. La documentazione sanitaria e l’esito degli esami possono essere inviati anche al medico curante, salvo diversa indicazione da parte della donna.
Nelle donne in stato di gravidanza l’esecuzione del Pap-test non presenta generalmente controindicazioni. Si consiglia, tuttavia, di effettuarlo entro l’ottavo mese. L’esame viene effettuato in modo da evitare sanguinamenti sul collo dell’utero. Dopo l’esame si possono verificare modeste perdite ematiche, ininfluenti sull’andamento della gravidanza.
Sì, è necessario eseguire l’esame ad intervalli regolari perché eventuali lesioni del collo dell’utero solitamente non danno alcun disturbo. È possibile solo in questo modo fare prevenzione.
Quando i sintomi sono tali da indurre la donna a consultare il medico, la malattia può essere ormai in una fase avanzata.
Approfondimento diagnostico
In alcuni casi può essere presente un’infiammazione che impedisce la lettura dell’esame; viene quindi proposta una terapia adeguata prima di ripetere il Pap-test. Nelle donne in menopausa, l’assottigliamento della mucosa cervicale può rendere difficile la raccolta del materiale. La presenza di abbondante sangue nel Pap-test, causato eventualmente da una particolare fragilità della mucosa cervicale, può nascondere le cellule prelevate e impedire l’osservazione al microscopio. La presenza di cellule anomale comporta ulteriori accertamenti più approfonditi, quali l’esame colposcopico e la biopsia. In tutti questi casi la donna viene richiamata telefonicamente. Anche questi accertamenti e approfondimenti sono gratuiti.
No, non è un esame più preciso. Nell’ambito dello screening è un esame di approfondimento diagnostico. La colposcopia è un esame indispensabile per la localizzazione delle lesioni sul collo dell’utero riscontrate col Pap-test, e per la loro cura. Va eseguita solo dopo un Pap-test sospetto o che mostra alterazioni cellulari dubbie.
È molto raro, ma è tuttavia possibile che un tumore al collo dell'utero insorga tra un Pap-test ed il successivo, pertanto si consiglia sempre di ripetere il Pap-test entro l’intervallo indicato, ossi ogni 3 anni. In caso di sanguinamento anomalo è comunque sempre importante rivolgersi al Consultorio, ad un ambulatorio ginecologico o al ginecologo di fiducia.
Sì. Tale alterazione non comporta modifiche nella periodicità del Pap-test. Qualora si rilevino alterazioni specifiche, la donna viene richiamata per eseguire approfondimenti diagnostici (colposcopia ed eventuale biopsia).
Dipende dalla causa e dal tipo di intervento subito. Se l’asportazione dell’utero è stata parziale, la donna è regolarmente compresa nel programma di screening e il test va eseguito. Se l’asportazione è stata completa ma causata da una patologia benigna (ad es. fibroma o fibromatosi), la donna viene comunque esclusa dal programma di screening. Se, invece, l’asportazione completa è stata determinata da un tumore maligno del corpo o del collo dell’utero, la donna deve essere sottoposta a controllo con il Pap-test. In questi casi il prelievo si esegue sulla cupola vaginale.
Percorso di cura
Se gli approfondimenti confermano la presenza di lesioni che necessitano di un trattamento, viene proposto di effettuare la terapia, prevista dal protocollo, nella Struttura ospedaliera di riferimento del Programma di Screening. Nella maggior parte dei casi i trattamenti non necessitano di ricovero e vengono effettuati ambulatorialmente.
Vengono garantiti nel tempo tutti i controlli necessari successivi al trattamento. Si può richiedere un sostegno psicologico durante il percorso diagnostico-terapeutico.