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L' appuntamento
Ha accettato l’invito e si è presentata all’appuntamento.
In questa fase sarà sottoposta all’esame di controllo (mammografia o pap- test). Il risultato
normale le sarà comunicato per posta.
Solo nell’eventualità che sia necessario ripetere il test o effettuare ulteriori accertamenti verrà contattata telefonicamente.
Risposte alle domande frequenti
mammografico
Il test di screening consiste in una mammografia bilaterale in due proiezioni. L’esame prevede la compressione della mammella per pochi secondi, che può risultare fastidiosa o leggermente dolorosa, ma è indispensabile per ridurre la dose di radiazioni e per ottenere un più accurato risultato diagnostico.
Vengono utilizzate apparecchiature e procedure radiologiche tali da garantire che la dose erogata sia mantenuta al livello più basso possibile ed il rischio risulti trascurabile
rispetto ai benefici.
La risposta viene comunicata sempre all’interessata. Se il risultato dell’esame è normale, ovvero non è stata rilevata alcuna forma tumorale, viene inviata una lettera a domicilio. Sia nel caso in cui l’esame non è ben leggibile o vi si rilevano delle alterazioni, la donna viene contattata direttamente dal personale competente per ripeterlo o per eseguire ulteriori accertamenti diagnostici (visita specialistica, lastre aggiuntive o ecografia). La documentazione sanitaria e l’esito degli esami possono essere inviati anche al medico curante salvo diversa indicazione da parte della donna.
Alcune donne provano un leggero fastidio al momento della compressione della mammella. Può essere più doloroso in fase premestruale, per via della maggiore tensione mammaria.
La donna viene invitata ad appoggiare una mammella per volta su un piano e a seguire le istruzioni del tecnico.
La mammella viene leggermente compressa e vengono eseguite le radiografie sia in senso orizzontale che verticale.
L'esame viene eseguito da tecnici radiologi specializzati e con esperienza nel settore i quali prima di effettuare l’esame raccolgono i dati clinici della donna.
La mammografia viene esaminata e refertata, in modalità indipendente, da due medici radiologi esperti in senologia diagnostica.
Non vi sono controindicazioni. Generalmente, nella fascia di età sottoposta a screening, le donne sono in menopausa. È comunque consigliato evitare il periodo premestruale perché si verifica uno stato di maggiore tensione mammaria.
Si usa un apparecchio radiografico (mammografo).
Tutte le apparecchiature utilizzate nel programma di screening sono sottoposte a rigorosi controlli di qualità che ne garantiscono la massima affidabilità.
Complessivamente dai 10 ai 15 minuti.
No.Nella prima fase, lo screening mira a identificare eventuali tumori iniziali in donne asintomatiche e solo se vengono evidenziati, si rende necessaria una visita specialistica.
Di norma un mese, a meno che gli specialisti dello screening non ritengano opportuno eseguire degli approfondimenti. In tal caso si può essere richiamate per un appuntamento anche nel giro di una settimana.
Di solito viene consigliato di evitare la ripetizione se l’ultima mammografia è stata eseguita nei 12 mesi precedenti l’invito. Nei centri di screening del Servizio sanitario vi sono moderne apparecchiature che permettono di utilizzare dosi di raggi X molto basse. Inoltre si effettuano sistematicamente obbligatori controlli di qualità sia
delle attrezzature sia delle procedure utilizzate.
citologico
Il test di screening è il Pap-test: prelievo, semplice e solitamente indolore, di un campione di cellule del collo dell’utero eseguito in pochi minuti da un’ostetrica adeguatamente formata. Si esegue divaricando la vagina con un apposito strumento, lo speculum, che permette la visualizzazione del collo dell’utero situato sul fondo della vagina. Tutti i materiali sono monouso.
Il Pap-test effettuato viene poi inviato al centro di lettura citologica del Programma di Screening.
Il Pap-test è un esame in grado di evidenziare lesioni tumorali o pre-tumorali molto piccole che possono essere presenti in assenza di disturbi o sintomi. L’esame serve esclusivamente ad individuare le alterazioni delle cellule del collo dell’utero e non altre malattie ginecologiche.
Per la riuscita ottimale dell’esame si consiglia di effettuarlo 3 giorni dopo il ciclo mestruale e in assenza di perdite ematiche. Il periodo migliore sarebbe quello compreso tra le mestruazioni e l’ovulazione.
Non occorre alcuna preparazione particolare. Si devono invece evitare lavande vaginali, l’uso di farmaci locali come candelette, ovuli, creme vaginali: queste cure vanno sospese almeno 3 giorni prima di eseguire il Pap-test.
Non vi sono problemi se si tratta di farmaci assunti per via orale o per via intramuscolare.
Si. È consigliato astenersi da rapporti sessuali nelle 48 ore che precedono il prelievo anche se protetti.
No. Si può avvertire soltanto un leggero fastidio quando si inserisce lo speculum e si esegue il prelievo.
L’esame viene eseguito da ostetriche o personale specializzato con esperienza nel settore.
Complessivamente dai 10 ai 15 minuti.
Un lieve sanguinamento dopo l’esecuzione del Pap-test è frequente, ma non deve preoccupare.
No. Nella prima fase lo screening mira unicamente ad identificare eventuali lesioni iniziali in donne asintomatiche e solo se ne vengono evidenziate è necessario effettuare una visita specialistica.
La risposta viene comunicata sempre all’interessata tramite lettera a domicilio.
Se i risultati dell’ esame sono nella norma, nel referto sarà scritto: “esito normale”. A volte si rende necessario ripetere il prelievo per motivi tecnici, in questo caso nel referto sarà scritto “inadeguato per motivi tecnici (materiale insufficiente, tracce di sangue)” o per la presenza di una infiammazione cervico-vaginale e quindi “inadeguato per infiammazione”, condizioni che impediscono la lettura del campione. In quest’ultimo caso la donna viene solitamente contattata telefonicamente per una adeguata terapia prima della ripetizione dell’esame. La documentazione sanitaria e l’esito degli esami possono essere inviati anche al medico curante, salvo diversa indicazione da parte della donna.
Nelle donne in stato di gravidanza l’esecuzione del Pap-test non presenta generalmente controindicazioni. Si consiglia, tuttavia, di effettuarlo entro l’ottavo mese. L’esame viene effettuato in modo da evitare sanguinamenti sul collo dell’utero. Dopo l’esame si possono verificare modeste perdite ematiche, ininfluenti sull’andamento della gravidanza.
Sì, è necessario eseguire l’esame ad intervalli regolari perché eventuali lesioni del collo dell’utero solitamente non danno alcun disturbo. È possibile solo in questo modo fare prevenzione.
Quando i sintomi sono tali da indurre la donna a consultare il medico, la malattia può essere ormai in una fase avanzata.