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Chi ne ha diritto
Lo Screening è un programma di sanità pubblica rivolto alle donne
comprese nella fascia d’età a rischio e cioè dai 25 ai 64 anni per la
prevenzione nel tumore del collo dell’utero e dai 50 ai 69 anni per la prevenzione
dei tumori della mammella.
Individuare precocemente la presenza di una patologia tumorale
all’utero o alla mammella permette di intervenire immediatamente con le cure
più appropriate aumentando la possibilità di guarigione.
Perciò è importante ripetere sempre gli esami proposti alla giusta scadenza.
Solo in questo modo la prevenzione sarà efficace. Una volta ogni tanto non basta; solo
attraverso la partecipazione attiva con una risposta puntuale agli inviti si potrà
raggiungere un beneficio per la propria salute.
Risposte alle domande frequenti
Il termine viene dal verbo inglese “to screen", significa setacciare.
Il Programma di Screening è un intervento di Sanità Pubblica che consiste in un percorso organizzato di diagnosi precoce rivolto ad una popolazione asintomatica, che aderisce volontariamente.
L’obiettivo è individuare il tumore, se presente, in fase iniziale, quando è ancora molto piccolo e non dà nessun disturbo. E' garantita gratuitamente anche l' eventuale assistenza diagnostica e terapeutica, in tutte le fasi del percorso. I programmi di screening sono sottoposti ad accurati controlli di qualità: le Linee Guida Europee e il Ministero della Salute definiscono gli indicatori per valutare sistematicamente i risultati del programma.
Tali risultati vengono monitorati per migliorare costantemente la capacità di diagnosi precoce e per limitare gli eventuali effetti negativi.
Il Programma prevede la valutazione periodica anche della soddisfazione dell’utenza.I risultati di tali controlli sono a disposizione presso il Centro organizzativo del Programma in ogni Azienda sanitaria.
Gli screening rappresentano per molte donne un’utile conferma delle proprie condizioni di salute. Questa rassicurazione deve essere ottenuta con il minimo indispensabile di attività medica e il massimo possibile di sicurezza.
Gli screening non sono solo una promessa di diagnosi, ma una complessiva presa in carico della persona e vanno considerati come fasi di un percorso. L’istituzione che propone alle donne, per definizione sane, di sottoporsi al test si assume precise responsabilità etiche.
Queste si riferiscono non solo alla fase unicamente del test di screening, ma all’insieme del processo, dal primo invito fino al trattamento e cura della donna.
La diagnosi precoce, realizzata mediante test idonei, permette di individuare una malattia già presente. La prevenzione invece è l’insieme di tutti quegli interventi che permettono di evitare l’insorgere di una malattia. Per il tumore alla mammella non è possibile evitarne l’insorgenza, ciò che si può fare è, mediante la mammografia, evitare cure aggressive per la donna, e possibilmente, la morte. Nel caso del tumore al collo dell' utero è possibile fare prevenzione, perché con il Pap-test si individuano lesioni pre-cancerose ossia lesioni che potrebbero evolvere in tumore.
Lo screening per il tumore del collo dell'utero si propone alle donne dai 25 anni ai 64 anni, lo screening per il tumore alla mammella, alle donne dai 50 anni ai 69 anni.
E’ possibile organizzare un programma di screening solo per alcuni tipi di malattie: quelle in cui è effettivamente determinante una diagnosi precoce, ovvero il riuscire ad individuare la malattia prima che compaiano sintomi o disturbi. Nel caso del cancro della mammella e della cervice uterina è ormai dimostrato che se il tumore viene diagnosticato in fase precoce, può essere applicato un adeguato trattamento. Numerose evidenze scientifiche indicano che una diagnosi precoce può essere realizzata offrendo sistematicamente un programma di screening basato su test ad intervalli regolari.
Lo scopo dei test di screening è quello di rilevare preventivamente l’eventuale presenza di tumori.
Perché non sempre i tumori, specie se ad uno stadio precoce, si manifestano con dei sintomi visibili e non generano disturbi. Il Pap- test e la mammografia sono invece in grado di individuare il tumore nella fase asintomatica.
Il tumore del collo dell’utero ha uno sviluppo molto lento e secondo molti studi scientifici il Pap-test, nella maggior parte dei casi, può essere effettuato anche con una periodicità fino a 5 anni. Molti studi scientifici hanno dimostrato che il vantaggio di un intervallo più corto è limitato.
Tre anni è quindi, un tempo sufficiente per fare la diagnosi precoce.
È tuttavia utile che la donna presti particolare attenzione alla eventuale comparsa di sintomi, quali perdite anomale di sangue, e si rivolga al Consultorio o ad un ambulatorio ginecologico.
E' difficile rispondere a questa domanda perché le conoscenze disponibili ci permettono soltanto di esprimerci in termini, di maggiore probabilità. Con questa premessa si può sottolineare come alcune condizioni siano state messe in correlazione,con un maggiore rischio di sviluppare un tumore alla mammella. Tra queste:
il non aver avuto figli;
l'avere avuto la primagravidanza in età tardiva;
l'avere avuto la prima mestruazione precocemente;
l'avere avuto la menopausa tardivamente;
l'avere più di 50 anni;
l'aver già avuto un carcinoma della mammella;
l'avere familiari (madre o sorelle) che hanno avuto un tumore della mammella
E’ possibile rispondere a questa domanda solo in termini generici e di maggiore probabilità. Alcune condizioni sono state messe in correlazione, con un maggiore rischio di sviluppare un tumore del collo dell'utero. Tra queste:
l'avere iniziato precocemente ad avere un';attività sessuale;
l'avere avuto numerosi partner sessuali;
l'avere avuto la prima gravidanza in giovane età;
l'avere avuto un elevato numero di parti;
l'avere avuto infezioni virali (alcuni tipi di HPV);
l'avere una immunodepressione (es. trapianti di organi, dialisi, chemio - o radioterapia, infezioni da HIV);
il fumare sigarette
Numerosi studi hanno dimostrato che l’esecuzione di un pap-test tra i 25 e i 64 anni è efficace per individuare una lesione destinata a diventare un tumore infiltrante del collo dell’utero, cioè che può interessare anche i tessuti sottostanti.
Le lesioni nelle giovani sono molto rare e regrediscono prevalentemente in modo spontaneo.
Una donna dopo i 64 anni, che ha eseguito periodicamente il pap-test, ha un rischio minore di tumore infiltrante.
Se invece non lo ha mai eseguito, pur non rientrando per età nei protocolli di screening, anche dopo i 64 anni dovrebbe effettuare il test almeno una volta.
Numerose evidenze scientifiche hanno dimostrato che la mammografia è utile nel ridurre la mortalità per tumore della mammella nelle donne tra i 50 e i 69 anni, che è considerato il periodo a maggior rischio.
Per le altre fasce d'età, in particolare la fascia tra i 40 e i 49 anni, è ancora allo studio l'efficacia della mammografia perché la diagnosi è più complessa e i vantaggi dell'allargamento dello screening non sono ancora del tutto accertati. A fronte, peraltro, vi è un maggiore rischio di avere un numero più alto di falsi positivi.
Attualmente il Pap-test è l’indagine più efficace per individuare precocemente le lesioni del collo dell’utero e quindi prevenire il tumore, ma come tutti gli esami diagnostici ha dei limiti: può accadere che il risultato evidenzi un’alterazione delle cellule che ulteriori accertamenti potrebbero successivamente escludere. E’ comunque importante che in caso di Pap-test anormale si effettuino sempre gli accertamenti necessari anche se la probabilità di avere una lesione che richieda un trattamento è bassa. In rarissimi casi può invece succedere che, nonostante il Pap-test risulti normale, possa comunque essere presente una lesione. In questi casi, poiché il carcinoma del collo dell’utero ha una lunga fase preinvasiva, questo limite diagnostico tende ad annullarsi se il Pap-test viene ripetuto ogni tre anni.
Attualmente la mammografia è l’indagine più efficace per individuare precocemente i tumori della mammella, ma come tutti gli esami diagnostici ha dei limiti dovuti alle caratteristiche del tessuto mammario o della lesione.
Inoltre, nonostante il costante monitoraggio della qualità della mammografia, si può verificare la comparsa di una lesione tumorale (cancro ad intervallo) dopo una mammografia dall’esito normale e prima del successivo controllo biennale.
E’ quindi importante prestare sempre attenzione a eventuali cambiamenti delle mammelle ed effettuare sistematicamente l’autopalpazione delle mammelle e dei cavi ascellari. Nel caso di variazioni del seno, si consiglia di contattare il coordinamento Screening o il proprio Medico.
Le strutture pubbliche garantiscono un servizio in linea con le Linee Guida Europee e il Ministero del Lavoro della Salute e Delle Politiche Sociali. Si dispongono strutture a norma con specialisti regolarmente formati, i quali possono fare riferimento ad un’ampia casistica, ed il loro operato – a garanzia degli utenti – è costantemente monitorato dagli organi di controllo.